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Introduzione a Pensare al Margine (Thinking At the Edge)

Eugene T. Gendlin, Ph.D.
Università di Chicago

The Folio, Vol. 19 N.1, 2004 

Traduzione di Nicoletta Corsetti e Claudio Belcastro Bara 

Introduzione

Come è possibile che qualcosa di nuovo e prezioso possa essere implicito in un felt sense?

Come è possibile che le solite vecchie parole del vocabolario dicano qualcosa di nuovo?

TAE dà potere alle persone di pensare e di parlare

La logica e la scienza spazio-tempo esistono soltanto all’interno di una esplicazione esperienziale

Riferimenti

“THINKING AT THE EDGE” è un modo sistematico per articolare con nuovi termini qualcosa che ha bisogno di essere detto, ma è all’inizio, solamente un incipiente “senso corporeo”. Attualmente lo insegniamo in un corso di quattro giorni, biennale e i passi sono pronti per esserne distribuiti sia in stampa che in video.

TAE deriva dal corso “Costruzione di Teorie”, che ho proposto per molti anni all'Università di Chicago. Gli studenti che vi hanno partecipato provenivano da diversi campi. Il corso consisteva per metà di filosofia e logica, per metà del difficile compito di far si che gli allievi prestassero attenzione a ciò che conoscevano implicitamente, ma che non avevano potuto dire e non avevano mai considerato di provare a dire. Ci volevano settimane per spiegare che nel mio corso i criteri usuali venivano invertiti. Mentre in qualsiasi altro posto all’Università, contava solo ciò che era chiaro, qui ci importava solo di ciò che era ancora non chiaro. Se era chiaro, dicevo “Non abbiamo bisogno di te per questo; l’abbiamo già in biblioteca”. I nostri studenti non avevano familiarità con il processo che chiamiamo “FOCUSING”, con il dedicare tempo a un’osservazione o a un’impressione che è direttamente e fisicamente sentita, ma non chiara. Tutte le persone istruite “conoscono” tali cose nel loro campo di studio. Alcune volte una cosa simile può essere sentita come estremamente importante, ma la gente, tipicamente, assume che “non ha senso” e che non può essere detta o pensata.

“Oh” esclamò uno studente quando afferrò ciò che stavo cercando, “vuoi dire che è come quando parliamo di qualcosa esitando, titubando”. Sì, quello era proprio ciò che intendevo. Un altro ha chiesto: “Intendi quella cosa strisciante?„

Come è possibile che qualcosa di nuovo e prezioso possa essere implicito in una sensazione significativa (felt sense) ?

Naturalmente so che è un progetto molto discutibile quello di pensare partendo da ciò che non è chiaro ed è solamente un senso corporeo. Una persona razionale, e specialmente un filosofo, si chiederà immediatamente: Perché un tale senso dovrebbe essere più che mera confusione? E se ci fosse un qualche valore in esso (diciamo una esperienza organismica di qualcosa di importante nel campo di una persona) come potrebbe il parlare scaturire proprio da esso? E se qualche volta potesse accadere, come fa uno a sapere se ciò che viene detto proviene veramente da lì, piuttosto che dal leggere qualcosa in esso? Uno dovrebbe semplicemente credere a qualunque cosa provenga da una tale non chiarezza, o alcune affermazioni sarebbero da preferire rispetto ad altre?

Queste domande non hanno singole risposte. Esse richiedono di entrare in un intero campo di considerazioni. Richiedono certe strategie filosofiche, relativamente alle quali ho scritto estesamente.

Poiché non sono possibili riassunti di questo tipo di lavoro filosofico, posso solo riferirmi ai lavori che sono dietro quello che dirò qui.

Un senso internamente intricato porta ad una serie di affermazioni con alcune caratteristiche riconoscibili. Affermazioni che parlano dalla sensazione significativa (felt sense) possono essere riconosciute dal fatto che hanno un effetto sulla sensazione significativa (felt sense). Essa si muove, si apre, si sviluppa. La relazione tra il sentire e le affermazioni non è di identità, rappresentazione, o descrizione. Un senso corporeo implicitamente intricato non è mai la stessa cosa di una affermazione. Ci sono molte possibili relazioni tra il corpo e le affermazioni e abbiamo sviluppato alcuni modi precisi di utilizzare queste relazioni.

Ogni tema e situazione sono più intricati dei concetti esistenti. Ogni organismo vivente è una interazione corporea con una situazione intricata e con l’universo. Quando un essere umano che è esperto in qualche campo sente qualcosa, c’è sempre, di fatto, qualcosa. Potrebbe venir fuori che è molto diverso rispetto a quanto sembrava all’inizio, ma non può essere un nulla.

Qui vorrei dare un esempio: supponete di essere in procinto di volare in un’altra città con un piccolo aereo, e che il vostro esperto pilota dica: “Non posso spiegarlo. Il metereologo dice che è bel tempo, ma l’aspetto (del cielo) mi da uno strana sensazione di dubbio …”. In un caso come questo non direste al pilota di ignorare questa sensazione solo perché non è chiara. Ho aggiustato questo esempio al contesto. Naturalmente una non chiarezza di un pilota esperto, ha già tenuto conto di tutte le conoscenze chiare che la professione usa, per cui ciò che è non chiaro è qualcosa di più. Non dobbiamo essere certi che questo “senso” sia effettivamente dovuto alle condizioni del tempo, è sufficiente che potrebbe esserlo. Voi decidete di restare al sicuro a casa. Ma se le condizioni del tempo diventano pericolose, allora è importante per tutti noi individuare che cos’era quello che ha percepito il pilota, e che era sfuggito agli addetti alle previsioni del tempo. L’Aviazione Federale e tutta la società potrebbero volere che quel pilota descriva esattamente ciò che c’era nell’aspetto del tempo che quel senso non chiaro ha colto. Aggiungere questo alle conoscenze del Servizio Meteorologico ci renderebbe tutti più sicuri quando voliamo. Ed è così anche per qualunque persona che è esperta in un qualsiasi campo. Ma un tale senso sembrerà essere al di là delle parole.

Siamo tutti imbevuti del classico modello unitario occidentale. Possiamo a stento pensare in una qualsiasi maniera differente. Ciò che chiamiamo “pensare” sembra richiedere cose trattate come unità che si assume siano o perfettamente identiche o perfettamente separate, che possano stare vicine le une alle altre, ma non possano interpenetrarsi, per non parlare di avere un qualche schema più complesso. Se, per esempio, ci sono due cose, le quali, in qualche modo intricato, sembrano anche essere una, piuttosto che provare a esporre in dettaglio questo schema intricato, il pensiero tende a fermarsi proprio lì. Consideriamo il senso di una tale cosa come se fosse un problema privato. Sembra che qualcosa debba essere sbagliato in noi perchè “quello non ha senso”. E tuttavia continuiamo ad avere questo ostinato senso che non si concilia con ciò che è già stato articolato nel nostro campo. Probabilmente esso deriva da una genuina osservazione che non si concilia con il modello unitario.

Come è possibile per le stesse vecchie parole del vocabolario dire qualcosa di nuovo?

Il modello unitario è regolarmente la ragione per cui nuove intuizioni non possono essere espresse verbalmente. Ma in generale rigettare il modello unitario non è possibile, perché esso è inerente al nostro linguaggio, alle nostre macchine e a tutti i nostri dettagliati concetti. Ci ricadiamo dentro nel momento in cui vogliamo parlare oltre. La nuova intuizione non può essere detta nei termini dei vecchi concetti ed espressioni. In classe ho usato Heidegger, McKeon e la mia filosofia, tre critiche al modello unitario, ma risulta che la capacità di rompere il modello unitario non può essere impartita in questo modo. La critica non ci impedisce di ricadere nel vecchio modello. Alcuni dicono che ci vorranno 300 anni perchè le assunzioni che sono inerenti al nostro linguaggio cambino. Ad un filosofo sembra improbabile che la gente possa pensare al di là delle assunzioni pervasive. Quindi TAE può sembrare improbabile.

D’altra parte, Wittgenstein ha mostrato che la capacità del linguaggio eccede di molto gli schemi concettuali a esso inerenti. Ha dimostrato convincentemente che ciò che le parole possono dire è molto al di là del controllo di qualsiasi concetto, regola preesistente, o teoria del linguaggio. Egli ha potuto dare venti o più esempi di nuovi significati che una parola ha potuto acquisire attraverso usi differenti (1). Basandoci su questo, abbiamo sviluppato in TAE un nuovo uso del linguaggio che può essere mostrato alla maggioranza di quelli che sentono qualcosa che non può essere ancora formulato. Questa nuova maniera di parlare è la chiave per questa impresa apparentemente impossibile.

Nella mia filosofia ho sviluppato un nuovo uso del linguaggio originato dal corpo, con il quale possiamo parlare direttamente dal corpo riguardo a molte cose – in particolare riguardo al corpo e al linguaggio.

Il linguaggio è profondamente radicato nel corpo umano in una maniera che non è comunementecompresa. Il linguaggio non consiste solo di parole. Le situazioni nelle quali ci troviamo, il corpo e il linguaggio formano insieme un sistema singolo. Il linguaggio è implicito nel processo umano del vivere. Le parole che abbiamo la necessità di dire arrivano direttamente dal corpo. Ho un senso corporeo di ciò che sono sul punto di dire. Se perdo la presa su quello, non posso dirlo. Se ho il senso di cosa voglio dire, allora tutto ciò che faccio è aprire la bocca e avere fiducia nelle parole che verranno. Il linguaggio è profondamente radicato nel modo in cui esistiamo fisicamente nelle nostre situazioni interattive.

Le situazioni comuni in una cultura hanno ognuna le proprie frasi appropriate, un gruppo di possibili modi di dire di cui uno potrebbe avere bisogno. Le parole significano l’effetto che hanno quando sono usate in una situazione. Il nostro linguaggio e le situazioni comuni costituiscono insieme un sistema singolo. Comunque, questo legame corporeo tra parole e situazioni non viene meno quando la situazione non è comune e ciò che ha bisogno di essere detto non ha parole e frasi stabilite.

Tutti i corpi viventi creano e implicano i loro passi successivi. Questo è ciò che è vivere, la creazione di passi ulteriori. Il corpo sa inspirare ed espirare, e cercare il cibo quando è affamato. E, in una situazione nuova, nuovi passi successivi vengono dal corpo. perfino una formica su un tappeto sfrangiato avanza in uno strano modo nel quale non ha mai camminato prima. Quando sentiamo qualcosa che non si adatta al repertorio comune e che comunque vuole essere detto, il corpo sta implicando nuove azioni e espressioni.

TAE dà potere alle persone di pensare e di parlare

Scopriamo che quando le persone rinunciano alle usuali grandi vaghe parole e alle espressioni comuni, allora – dal loro senso corporeo – vengono espressioni fresche piene di colore del tutto nuove. Queste espressioni prendono una forma tale da esprimere ciò che è nuovo a partire dal senso corporeo. Non c’è modo per dire “tutto” di esso, non c’è frase che sia proprio equivalente, né che rappresenti proprio cosa si sente. Ma ciò che può accadere è meglio di una copia perfetta. Dal senso corporeo emerge un filo, e poi un altro e un altro ancora. Quello che ha bisogno di essere detto si espande ! Quello che diciamo non rappresenta il senso corporeo. Piuttosto esso porta il corpo avanti.

Prima di tutto dobbiamo riconoscere che nessuna parola e nessuna espressione stabilit a sarà mai in grado di dire ciò che ha bisogno di essere detto. La persona può essere resa libera dal provare a “tradurre” la sensazione significativa (felt sense) in modi di dire regolari. Eppure una persona può esprimere ciò che vuole che una parola significhi, ma solamente in una o più intere frasi usando le parole in una maniera fresca e creativa. In certi tipi di frasi una parola può andare al di là del suo significato usuale, in modo tale da parlare a partire dalla sensazione significativa (felt sense). Quando uno ha provato diverse parole e ha trovato che ognuna di esse fallisce nel dire ciò che ha bisogno di essere detto, frasi fresche possono dire quello che uno desiderava che la parola significasse. Ora risulta che ognuna delle parole rigettate dà origine a espressioni fresche molto differenti. Ognuna tira fuori qualcosa di differente dalla sensazione significativa (felt sense). In questo modo, con alcuni ulteriori sviluppi, ciò che era un singolo senso indistinto può generare sei o sette termini. Questi termini portano le proprie interrelazioni, usualmente un modo del tutto nuovo di creare schemi. Questo costituisce un intero nuovo territorio dove precedentemente c’era solamente un singolo significato implicito. Ci si può muovere nel campo creato da questi termini. Adesso si può entrare ulteriormente nel senso esperienziale di ogni filo e generare termini ancora più precisi. La gente scopre di non essere più incapace di parlare da questa sensazione significativa (felt sense).

Fino a questo punto TAE permette l’emergere di un linguaggio fresco. Gli ultimi 5 passi afferiscono alla logica, un potere molto diverso. Ma c’è anche una connessione inerente tra la sensazione significativa (felt sense) e il modo in cui facciamo logica. (Vedi A Process Model, VIIA, VIIBa e VIII.)

Ai nuovi termini e al loro modo di produrre schemi possono essere attribuite relazioni logiche, in una serie di proposizioni teoriche. Ora diventa possibile sostituire termini connessi logicamente gli uni agli altri. Quindi possono essere derivate molte frasi nuove (alcune sorprendenti e potenti). L’espansione di ciò può costituire una teoria, un gruppo di termini concatenati in modo logico.

Ad ogni punto del processo possiamo vedere che la esplicazione di una sensazione significativa (felt sense) non è per nulla arbitraria. Sebbene comprenda la creazione di termini nuovi piuttosto che copiare o rappresentare meramente ciò che è già dato, i suoi significati impliciti sono molto precisi. Le varie relazioni tra sentire e parlare non sono state ben studiate finora, perché è stata cercata solamente la rappresentazione. Usando queste stesse relazioni tra sentire e parlare per studiarle, ho dato inizio a questo campo di studio e l’ho sviluppato fino ada un certo grado di approfondimento. Qui voglio solamente dire che una volta che si è sperimentato questo “parlare da”, il modo in cui questo “porta il corpo avanti” diventa del tutto riconoscibile. Quindi, sebbene si potrebbe essere capaci di dire molte cose e fare molte nuove distinzioni, si preferisce rimanere bloccati e in silenzio fino a che non arrivano espressioni che davvero portano la sensazione significativa (felt sense) avanti.

TAE è frutto della visione ed è una creazione di Mary Hendricks. L’idea di farne una pratica divulgabile a me sembrava impossibile.

TAE richiede familiarità con Il Focusing. I parteciparti al nostro primo TAE erano persone esperte di Focusing. Questo ha risolto la parte più difficile del mio corso universitario. Tuttavia mi aspettavo che fallisse, e ho senza dubbio sperimentato che è fallito. Alcune persone non sono arrivate ad usare la logica, e la maggior parte non hanno creato teoria. Eppure c’era una grande soddisfazione e perfino eccitazione. Sembrava che fosse successo qualcosa di grande, per cui sono stato grato di essermi risparmiato qualsiasi imbarazzo. Per qualche ragione non si sono sentiti bidonati.

In seguito ho capito. Durante l’anno successivo molte persone ci hanno scritto. Riferivano che si erano scoperte capaci di parlare a partire da ciò che prima non riuscivano a dire, e che adesso stavano parlando di questo continuamente. E alcuni di essi manifestavano anche un altro entusiasmo. Alcuni individui hanno scoperto che potevano pensare! Quello che “pensare” aveva precedentemente significato per molti di loro implicava il mettere se stessi da parte e ri-arrangiare concetti presenti nella memoria. Per alcuni il fatto che potessero creare e derivare idee era la soddisfazione di un bisogno che avevano perso la speranza di soddisfare da molto tempo.

Ora dopo cinque seminari TAE negli Stati Uniti e 4 in Germania, sono molto consapevole del profondo significato politico di tutto questo. La gente, specialmente gli intellettuali, crede di non poter pensare! Sono stati educati a dire ciò che si addice a un discorso pubblico preesistente. Rimangono come imbambolati riguardo a ciò che potrebbe emergere da loro stessi in risposta alla letteratura e al mondo. La gente sopravvive in un grande sottinteso che non può essere detto. Le persone sono costrette a rimanere come senza parole perché esso non può essere detto con le espressioni comuni. La gente è zittita! TAE può dar loro potere per parlare partendoda ciò che stanno vivendo.

Alla gente può essere dato il potere di pensare e parlare. Siamo arrivati a riconoscere questo, insieme con il Focusing, TAE è una pratica per le persone in generale. Non tutti hanno la necessità di costruire una teoria con termini formali connessi in modo logico. Pensare e articolare è una pratica socialmente vitale. In tempi antichi la filosofia includeva sempre delle pratiche, ed adesso la filosofia lo fa di nuovo. Non c’è bisogno necessariamente di capire tutto della filosofia da cui le pratiche sono venute. Ho accettato il fatto che senza il lavoro filosofico nessuna descrizione di TAE (come in questo Folio) può essere adeguata.

Ho bisogno che sia chiaro che con TAE non stiamo dicendo che pensare o qualsiasi altra seria attività umana può essere ridotta ai passi standard di un metodo fissato. Quando le persone dicono che hanno scoperto che possono pensare, certamente non intendono questi piccoli passi che io stesso non riuscivo a ricordare esattamente, all’inizio. I passi aiutano a rompere quello che potrei chiamare la “barriera del linguaggio pubblico” così che uno trova la sorgente del proprio pensare e può parlare direttamenteda lì. Dopo di ciò, nessuno ha bisogno dei passi. I passi precisi servono sempre per insegnamenti precisi, così che una nuova maniera può essere mostrata e trovata. Quindi diventano presto molto diversi.

I passi 4 e 5 del TAE rivelano una creatività più-che-logica inerente alla natura del linguaggio, che è rimasta largamente non riconosciuta fino ad ora. Il linguaggio non è la trappola mortale che è spesso considerato. Il linguaggio è spesso considerato responsabile quando qualcosa di eccitante diventa limitato o senza vita. I filosofi di molti orientamenti sostengono che qualunque cosa ricadrà nelle vecchie categorie con l’essere semplicemente pronunciato. Questo potrebbe essere vero quando uno usa solo espressioni comuni, ma nel caso di espressioni nuove è del tutto falso.

Formare nuove espressioni è possibile poiché il linguaggio è sempre implicito nell’esperienza umana e profondamente inerente a ciò che l’esperienza è. Lungi dal ridurre e limitare ciò che uno vive implicitamente e vuole dire, una nuova affermazione è fisicamente un’ulteriore sviluppo di ciò che uno sente e intende dire. Allora, scrivere e rileggere ciò che è stato detto può generare ancora un vivere ulteriore. Ciò che uno sente fisicamente nella sua situazione non è qualcosa di fisso, un’entità già determinata, ma un’ulteriore implicare che si espande e sviluppa in risposta a ciò che viene detto. Piuttosto che “cadere dentro” le restrizioni del detto, riteniamo che gli effetti del detto possono aprire modi per vivere e parlare ancora oltre (2).

Molti filosofi attuali negano che l’individuo possa pensare una qualsiasi cosa che non provenga dalla cultura, dal gruppo, dall’interazione. Questa visione è una reazione eccessiva alla filosofia precedente che trattava l’individuo come la sorgente universale. Ma entrambe le visioni sono semplificazioni. Cultura e individualità costituiscono un insieme intricato. Ognuna supera l’altra per certi rispetti.

Abbiamo un cervello addetto al linguaggio e viviamo in situazioni interazionali. Ma il linguaggio non è un’imposizione su di un vuoto. Perfino le piante sono molto complesse, e gli animali vivono vite complesse interagendo l’uno con l’altro senza linguaggio. Quando il corpo vivente diventa capace di portare se stesso “più avanti” simbolizzando se stesso, attua e parla da una vasta intricatezza. Naturalmente prendiamo il linguaggio dalla cultura e dall’interazione. Ma abbiamo visto che il linguaggio non è semplicemente un magazzino di significati comuni fissati. L’essere umano non ha luogo senza cultura e linguaggio, ma con e dopo il linguaggio i passi successivi del corpo sono sempre qui di nuovo in modo fresco, e sempre implicitamente più intricati delle comuni routine. Puoi controllare immediatamente questo diventando consapevole del tuo essere corporalmente vivo, in modo fresco lì e implicitamente molto più intricato delle parole che stai leggendo.

Fin dall’inizio gli studenti della mia classe si riunivano in coppie per scambiarsi l’ascolto durante la settimana. Si dividevano 2 ore, facendo a turno nello scambiarsi puro ascolto. “Semplicemente ascolta. Dì solo quando non segui” li istruivo. “Se il tuo partner sta lavorando a uno scritto, non dire come tu scriveresti l’articolo…”. Ridevano sempre perché conoscevano il problema. Nessuno è mai disposto a tenerci compagnia mentre siamo bloccati con uno scritto non finito, in modo che possiamo pensare la nostra via di uscita. Ma in una partnership di Focusing facciamo proprio questo. Prestiamo tutta l’attenzione soltanto a una persona alla volta. Questo modello di sostegno reciproco era sempre una ragione principale per cui gli studenti apprezzavano il corso.

TAE ha uno scopo sociale. Costruiamo ulteriormente il nostro mondo inter-umano. Non è vero che il mero sviluppo come individui cambierà in qualche modo gli schemi in cui dobbiamo vivere. Abbiamo bisogno di costruire nuovi schemi sociali e nuovi schemi di pensiero e scienza. Questo sarà un prodotto mutuo, nessuna singola persona può crearlo. D’altra parte, se lavoriamo congiuntamente troppo presto, perdiamo ciò che può venire soltanto dall’individuo in un processo tipo Focusing. Nessuno vive il mondo dalla prospettiva dell’altro. Nessun altro organismo può sentire esattamente “il di più” che tu senti. Nel (seminario) TAE per i primi 3 giorni, si viene costantemente messi in guardia per “proteggere” il proprio senso ancora incipiente. Interrompiamo chiunque dica “il mio è come il tuo”, o “il tuo mi fa pensare…” o qualunque frase che cominci con “Noi…” Noi possiamo aver pronunciato proprio la stessa frase, ma l'intricatezza che è implicita per te risulta essere totalmente differente dalla mia. Queste due intricatezze sono molto più significative di ciò che verrebbe da questo punto, se lo articolassimo insieme. E’ una interazione che ha luogo troppo presto e ferma l’articolazione di ciò che è così sfuocato e difficile da “entrare”. Poiché siamo creature inerentemente interazionali, la nostra intricatezza implicita si apre più profondamente quando stiamo parlando ad un’altra persona che realmente desidera ascoltarci. Ma se quella persona aggiunge qualcosa, il nostro contatto con il senso interno si perde quasi sempre o si restringe. Nel TAE forniamo l’interazione necessaria senza nessuna imposizione, facendo a turno per quello che chiamiamo una “partnership di Focusing”. Per metà del tempo rispondo solamente a te. Ti seguo silenziosamente con la mia comprensione corporea, e ti dico quando non riesco a seguirti. Parlo da questa comprensione qui e là ma solo per verificare se seguo. Nel TAE scrivo precisamente tutte le tue parole man mano che emergono (poiché altrimenti esse potrebbero andare perdute un momento più tardi) e ti rileggo qualsiasi cosa quando vuoi. Quindi nell’altra metà del tempo tu fai solamente questo per me.

Una volta che il senso di qualcosa è diventato abbastanza articolato e differenziato per un individuo, allora accade qualcosa che chiamiamo “incrociare”. Le intuizioni di altre persone arricchiscono le nostre, diventando implicite nei nostri termini. Se uno prima sviluppa e preserva i propri termini, può poi incrociarli con altri. Preservare i propri termini significa mantenere la loro intricata precisione. Incrociare arricchisce la loro implicita intricatezza e potere. A questo punto l’interazione collaborativa può creare un nuovo prodotto sociale proprio qui nella stanza. Questo è naturalmente l’intento dell’enfasi corrente sul “dialogo” e gli importanti lavori di Shotter (2003) sulla “azione congiunta”, giacché come umani viviamo fondamentalmente in uno spazio di interazione interumana. (3) Ma abbiamo bisogno dell’unico implicito magazzino individuale del mondo-interazione e questo richiede prima l’articolazione del senso corporeo percepito individuale.

Quando molte teorie TAE si incrociano, esse non hanno bisogno di costituire un sistema logico consistente. C’è un modo differente in cui vanno insieme. Esse si incrociano. L’incrociare rende l’altra teoria implicita nella sensazione significativa, sotto i termini connessi logicamente propri di uno. Quindi scopriamo che possiamo dire di più a partire dalla nostra sensazione significativa, usando l’altra teoria e i suoi termini connessi. L’intricatezza implicita connette anticipatamente tutte le teorie TAE. Ciascuna teoria apre una posizione intricata nel mondo pubblico, nella filosofia e nella scienza. Ci abilita a entrare nell’intricatezza implicita in corrispondenza di quella posizione. Una teoria TAE è in relazione con molte altre posizioni non solo attraverso la sua sensazione significativa ma anche attraverso le connessioni logiche con altre cose.

Logica e scienza spazio-tempo esistono solamente all’interno di una esplicazione esperienziale.

La pura deduzione logica viene mantenuta nel TAE, ma troviamo anche una certa “strana logica” nell’articolare una sensazione significativa (felt sense). Troviamo, per esempio, che un piccolo dettaglio che sarebbe normalmente classificato sotto categorie più ampie, può invece collegarle tra loro e costruire la sua più intricata schematizzazione all’interno di esse. Un altro esempio della strana logica: troviamo che quando vengono imposti più requisiti, i gradi di libertà non sono diminuiti; più requisiti aprono più possibilità. C’è una strana logica di spiegazione esperienziale. (4) A seguire dobbiamo considerare la logica regolare.

Al fine di comprendere le nostre scienze riduttive all'interno di una più vasta scienza esperienziale dobbiamo prima apprezzare il potere della logica unitaria. Ho bisogno di lodare ciò che io chiamo "carta millimetrata", le unità che la logica richiede. Le piccole unità logiche sono familiari a tutti dalla matematica (1+1=2+170=172). Le unità di cui sono composti i numeri sono esterne le une alle altre, una accanto a o dopo l'altra. Con Newton diventano caratteristiche dello spazio e del tempo e quindi di tutto ciò che esiste nello spazio e nel tempo. Se immaginate che sia sparita ogni cosa esterna, sembra ancora esserci uno spazio e tempo che sono vuoti ma ancora quantitativi in questo modo misurato secondo unità. La realtà che la Scienza rappresenta è costruita in questo spazio e tempo. La scienza trasforma ciò che studia in unità logiche ben nette che possono essere utilizzate con la matematica. Chiamando questo spazio e tempo "carta millimetrata", voglio far comprendere che fisica, chimica, chimica organica, biologia, microbiologia - ogni disciplina scientifica è una elaborata costruzione di piccole unità su questo tipo di schermo, come molecole, cellule, geni, neuroni. Il modello unitario non è il solo modello possibile per la scienza. Naturalmente la natura non si manifesta in realtà in piccole unità, ma possiamo proiettarla su un tal schermo di unità.

Possiamo anche ingrandirlo veramente moltissimo così che le unità catturino ciò che normalmente non può essere visto. Quindi possiamo istituire operazioni molto specifiche con queste unità. Possiamo testare i risultati di queste operazioni, e alla fine creare cose che non sono mai esistite prima. Tra le altre cose mappiamo anche noi stessi su questi schermi di unità quando studiamo noi stessi. No, naturalmente non siamo questi schermi. È un brutto errore pensare che consistiamo solo di queste piccole unità su tutti gli schermi. Noi siamo quelli che vivono e guardano agli schermi che facciamo. Quando ero giovane si supponeva che noi tutti fossimo chimica. Poi la biochimica e la microbiologia si espansero enormemente. Più tardi si supponeva che fossimo neurologia. Ovviamente ci sono molte scienze; ciò che dicono cambia ogni pochi anni, e nuovi tipi di schermi vengono costantemente aggiunti. Non siamo piccole unità su uno schermo, né la somma di tutti gli schermi attuali e futuri. Ma non pretendiamo che si possa fare a meno delle cose meravigliose che sono state costruite da tali unità, per esempio medicina, luce elettrica, ed perfino questo computer sul quale sto scrivendo. Una volta che facciamo uno schermo di unità, il ragionamento logico e l’inferenza sono molto potenti e possono condurci a luoghi che nient'altro può trovare.

D’altra parte, la logica non è ciò che crea le unità. Solo noi creiamo le unità e continuiamo a crearle. La soluzione di problemi di lunga durata in genere richiede la creazione di nuove unità. Anche Euclide dimostra un teorema sui triangoli con l’estensione di una delle linee, o tracciando una nuova linea dal vertice alla base - in altre parole, solo attraverso la creazione di una nuova unità.

Quando si sta usando un concetto ben definito, se si entra nella sensazione significativa (felt sense) a quella giunzione si può scoprire esattamente come quel concetto sta lavorando a quella giunzione, il suo effetto preciso in quel contesto. Questo sarà un modello molto più preciso rispetto alla definizione che si aveva per quel concetto. Una sensazione significativa (felt sense) è una fonte di precisione molto maggiore e può permetterci di generare nuove unità.

I teorici della "Complessità" che fanno modelli di computer analogico assumono ancora che l'insieme di unità di partenza deve durare fino alla fine. Quindi i loro risultati sono deludenti.

Oggi, l’analisi logica viene ampiamente respinta anche in Filosofia Analitica, ma rinunciare all’analisi logica è un grande errore. È vero che la logica dipende da premesse che non può esaminare. La logica è inefficace nel determinare la sua stessa posizione di partenza. Ma TAE mostra che nuove deduzioni logiche possono essere istituite a livello di giunture significative con nuove unità alle quali si è arrivati prima attraverso Focusing e TAE. Le possibilità sono notevolmente accresciute quando possiamo dare alla analisi logica un modo articolato per determinare nuove posizioni iniziali e generare lì nuove unità.

Da nuove esperienze e nuove espressioni che emergono, possiamo forgiare nuove unità per deduzioni logiche. In questo modo siamo in grado di costruire qualcosa nel mondo, con filoni e termini articolati. Quindi si tratta di una nuova logica con nuove unità. Quindi l’intuizione logica si applica ancora, e porta ancora a luoghi nuovi, intuizioni nuove e domande nuove alle quali uno non può arrivare in nessun altro modo.

Ciò che viene da una sensazione significativa (felt sense) corporea è spesso uno strano tipo di cosa che non si presta alle caselline della carta millimetrata. E questo carattere “illogico” è spesso l’aspetto più importante di ciò che abbiamo bisogno di dire. Possiamo comunque sviluppare termini connessi logicamente. Con TAE abbiamo una maniera di permettere che questo “nocciolo illogico” ridefinisca tutti i termini, così che la deduzione logica poi presti loro il suo potere senza perdere un nuovo intricato schema o violare la vita che la teoria articola.

Quando I termini articolano una sensazione significativa (felt sense) e acquisiscono anche delle connessioni logiche, questa dualità ci permette di muoverci in due modi a partire da qualsiasi affermazione. Una volta che abbiamo dei termini connessi logicamente, la logica genera deduzioni poderose ben al di là di ciò che può essere trovato direttamente dall’esperienza (experiencing). D’altra parte, perseguendo le implicazioni esperienziali possiamo arrivare dove la logica non potrebbe mai portarci. Abbiamo bisogno di entrambe.

Per esempio il mio A Process Model (Gendlin, 1997) impiega entrambi. Nel Focusing, passi nuovi e realistici emergono dal corpo, ma questo sembra illogico. Focusing è possibile, dal momento che lo facciamo. Ma concepire un mondo in cui Focusing è possibile porta a un gruppo di termini logicamente interconnessi in cui il corpo vivente è un processo in interazione con il suo ambiente e con la situazione. Questo è il caso delle piante. Per gli animali è necessaria la comprensione di come il "comportamento" è un caso speciale di tale interazione, il linguaggio umano è anch’esso un caso speciale di comportamento.

In questo modo ho sviluppato un modello concettuale per la fisica e la biologia, che può connettersi a concetti e dati comuni (come dobbiamo essere in grado di fare), ma con schemi concettuali che sono modellati sul vivere e il simbolizzare e in continuità con essi. Questo tipo di concetto può connettersi con le consuete unità, ma incarna anche ciò che non può essere ridotto. Questo modello può permetterci di riconfigurare qualsiasi concetto. Attraverso tali concetti si possono considerare tutti i corpi fisici in modo tale che alcuni possono essere definiti viventi, e tutti i corpi viventi in modo tale che alcuni possono essere definiti corpi umani.(5)

Posso solo indicare la filosofia che sta dietro ciò di cui sopra. Questa filosofia è mia originale, ma naturalmente non avrei potuto arrivarci se non conoscessi la storia della filosofia e Dilthey, Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty, Wittgenstein, Whitehead, McKeon, e molti altri.

Il mio nuovo modo è stato quello di mettere gli antichi concetti, strategie e temi in una relazione diretta con l’experiencing implicitamente intricato. Ho scoperto che ognuno degli approcci filosofici può aprire strade nell’experiencing implicito, invece di annullare gli altri.

Ognuna delle più importanti correnti filosofiche cambia il significato dei termini di base come il significato di “basico”, cosa significa “è” o “esiste”, così come “vero”, “capire”, “spiegare”, e tutte le altre parole di questo tipo. Ogni filosofia ottiene i suoi significati modificati entrando in quel regno più grande al margine del pensare, che è più organizzato rispetto a qualsiasi sistema di concetti. Ma poi la filosofia racconta una storia, la propria storia in termini propri riguardo a come ha ottenuto i suoi termini. Ci dà solo un resoconto concettualizzato sulla sua via di accesso e ritorno. Non ci rende capaci di farlo. La mia filosofia ci permette di entrare e ritornare. Studia e usa ciò che succede al linguaggio, e anche (in modo differente) ciò che accade ai termini logici quando entriamo e ritorniamo.

Esistono strategie concettuali antiche e sofisticate per pensare a come gli esseri umani vivono nella realtà in modo tale che possiamo conoscerne qualcosa. E’ dopo aver conosciuto molte di queste strategie e delle loro trappole, che dico: non abbiamo semplicemente interazioni; siamo interazione con l'ambiente, le altre persone, il mondo, l'universo, e possiamo sentire noi stessi in quanto tali. Cosa sentiamo da lì non è mai niente. (6)

I lavori di Gendlin citati di seguito sono disponibili su www.focusing.org e www.philosophyofexperiencing.org  

1 Gendlin, E.T. What happens when Wittgenstein asks “What happens when...?” The Philosophical Forum Volume XXVIII. No. 3, Winter-Spring 1997. See also Gendlin, E.T. Thinking beyond patterns : body, language and situations. In B. den Ouden & M. Moen (Eds.), The presence of feeling in thought, Chapter A-1, section 6. New York : Peter Lang, 1991.

2 See my reply to Nicholson in Gendlin, E.T. How philosophy cannot appeal to experience, and how it can. In D. M. Levin (Ed.), Language Beyond Postmodernism: Thinking and Speaking in Gendlin’s Philosophy. Evanston : Northwestern University Press, 1997.

3 Shotter, J. (in press) “Real presences:” meaning as living movement in a participatory world. Theory & Psychology, vol. 13. (no pages nos. yet), 2003.

4 Gendlin, E.T. Experiencing and the creation of meaning, IVB. Evanston : Northwestern University Press. paperback 1997

5 Gendlin, E.T. A Process Model

6 Gendlin, E.T. Crossing and dipping : some terms for approaching the interface between natural understanding and logical formation. In M. Galbraith & W.J. Rapaport (Eds.), Subjectivity and the debate over computational cognitive science, pp. 37-59. Buffalo : State University of New York , 1991.  

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